Il Viaggio
In questo racconto narrerò del viaggio tenutosi nel mese di febbraio del 1998 al quale ho partecipato e che mi ha portato ad esplorare terre distanti da casa migliaia di chilometri in cui la natura, con scenari spettacolari e con una fauna di grande interesse, rappresenta la vera attrazione.
E’ il primo di febbraio 1998 (Domenica): Tutto è pronto per il viaggio.
Dopo aver appreso l’estate scorsa di un prossimo viaggio in Patagonia e Terra del Fuoco organizzato da un opratore di Saronno, dopo aver assistito alla presentazione del viaggio nel mese di novembre, dopo aver studiato la guida relativa ai posti meta del viaggio e dopo aver fatto tutti i preparativi necessari (grazie al "Sexygate" di Clinton sono anche riuscito a comprare a buon prezzo 2.000 U$D) ivi compresa una buona scorta – perfino eccessiva – di rullini (ben 42)… finalmente sta per giungere il grande momento: Domani si parte!
2 febbraio 1998: giorno 1 di viaggio
Alla mattina sveglia alle 08:15 e,dopo gli ultimi preparativi, partenza da casa.
La prima tappa è davanti all'agenzia viaggi dove imbarco l'organizzatore e un altro membro del gruppo: prossima fermata
l’aeroporto di Milano-Linate.
All’altezza della confluenza fra la Milano-Laghi e la Milano-Varese, un incidente blocca il traffico e ci costringe ad una lunga attesa che non ci impedisce, comunque, di arrivare all’aeroporto in perfetto orario: ci siamo, l’avventura sta per cominciare.
E la prima novità la trovo proprio al momento di entrare nell’area delle partenze internazionali dove non c’è più nessuno a controllare i documenti (si tratta del più evidente effetto dell’entrata in vigore del trattato di Schengen).
Il volo IB 3631 decolla in orario alle 13:00 ed atterra, come previsto, a Madrid alle 15:10: durante tutto il tragitto il paesaggio è stato unicamente un mare di nuvole (ieri sera sulla TV via satellite le previsioni davano pioggia a Madrid e a Buenos Aires per oggi e domani) e, una volta a terra, le previsioni meteo si rivelano, purtroppo, corrette.
Riposti i bagagli del gruppo in una cassetta di sicurezza dell’aeroporto, ci rechiamo in pullman a visitare la città (Palazzo reale, Plaza Major) dove ceniamo in un "Museo del Jamon" a base di pane e prosciutto (il rinomato Jamon Cerrano spagnolo) e un’ottima Cerveza.
- Una lunga scarpinata culturale ed una buona mangiata sono gli ingredienti principali del potente sonnifero preparato dal nostro Leader in vista della lunga trasvolata notturna che attende la comitiva. -
Arrivati esausti in aeroporto ci prepariamo per l’imbarco ma, a causa del cambio di un pneumatico, l’aereo (Volo AR 1161) decollerà con un’ora di ritardo alle 01:10.
3 febbraio 1998: giorno 2 di viaggio
Alle 02:00 viene servita la cena dopo di che riesco ad addormentarmi e a dormire profondamente sino all’atterraggio a San Paolo in Brasile.
Dopo una breve sosta di circa 50 minuti, l’aereo finalmente riparte alla volta di Buenos Aires dove troviamo ad accoglierci, oltre alla guida locale, l’acqua.
Sistemazione all’Hotel De Las Americas e visita della città a bordo di un pulmino dell’IVECO dal quale si gode una visuale simile a quella di un cellulare (non nel senso telefonico del vocabolo).
Delusi ritorniamo in albergo per rinfrescarci prima del trasferimento al ristorante: Arriviamo ad un ristorante carino che espone un toro nero imbalsamato all’ingresso; ci sediamo; ordiniamo da bere; cominciamo a gustare un discreta Empanada di carne e attendiamo la guida che tarda a presentarsi sotto gli occhi impazienti del ristoratore.
Dopo circa venti minuti di attesa, finalmente arriva la guida con un’espressione decisamente "tesa": L’autista ci ha scaricati nel ristorante sbagliato: Tutto da rifare; e ripartiamo alla volta del ristorante La Chacra (uno dei migliori) che espone anche lui un toro imbalsamato all’ingresso (ma biondo).
Dopo un’abbondante ed ottima cena (in compagnia, scopriremo dopo, degli U2) torniamo all’albergo per dormire il sonno del giusto in previsione di una levataccia, l’indomani alle 03:30 per trasferirci all’aeroporto nazionale.
4 febbraio 1998: giorno 3 di viaggio
Sveglia di buon’ora (alle tre e mezza del mattino mi pare sia un eufemismo parlare di "buon’ora", comunque …) e trasferimento all’aeroporto nazionale Jorge Newbery da cui decolliamo in orario alle 06:15 per giungere, dopo un paio d’ore durante le quali scorrono sotto di noi le magnifiche e deserte coste della Patagonia, a Rio Gallegos dove ci attende la seÔ orita Silvina: una simpatica guida (Guia in spagnolo) dai tratti somatici abbastanza simili a quelli tipici sudamericani e di non alta statura (una delle cose che più sorprendono chi approda in argentina per la prima volta è che, a differenza di altri stati dell’america latina, essendo stato questo paese terra di immigrazione dall’europa di gente in cerca di fortuna, i lineamenti della maggior parte della popolazione sono tipicamente europei).
Partiamo in pullman alla volta di El Calafate sulle rive del Lago Argentino.
Durante il viaggio immense distese steppose vengono occasionalmente interrotte da qualche guanaco e da un pozzo petrolifero.
Ci fermiamo a metà strada, a La Esperanza: una sorta di stazione di ristoro dove è possibile rifocillarsi prima di riprendere il nostro cammino.
Arriviamo nel tardo pomeriggio nel paese di El Calafate descritto su una guida come un covo di mercanti senza scrupoli desiderosi di fare il guadagno di un anno in due mesi che non ha nulla di attraente: Devo dire che quanto a prezzi dei negozi ci siamo (ma, del resto, è comprensibile dato che l’inverno australe rende queste zone quasi irraggiungibili) ma almeno un aspetto attraente questa cittadina (per altro molto poco affollata) ce l’ha: trasmette subito la sensazione di trovarsi in una città di frontiera in una terra deserta.
E’ proprio questo il fascino maggiore della Patagonia: quella sua mancanza di tutto (qualcuno ha scritto che esistono solo aggettivi negativi per descriverla) la rende veramente qualcosa di singolare accanto alle meraviglie naturali che, comunque, vi si trovano e che visiteremo.
Alloggiamo all’Hotel Kaiken: un piccolo albergo (l’insegna parla di Hosteria) accogliente anche se le stanze non possono certo definirsi lussuose (Il bagno della mia camera non ha né finestra né ventola di sfiato; il water spesso e volentieri si inceppa, le prese della corrente incutono un certo timore e quella stufa a gas proprio vicino alle tende è a dir poco inquietante) ma il cibo è buono ed abbondante (e questo non guasta).
In serata ci dedichiamo ad acquisti in vista della colazione al sacco che ci attenderà l’indomani.
5 febbraio 1998: giorno 4 di viaggio
Dopo colazione, trasferimento in pullman all’imbarcadero di Puerto Banderas sul Lago Argentino da dove salpiamo a bordo di un catamarano a motore di grandi dimensioni.
Fin dall’inizio il lago dà il meglio di sé con un susseguirsi di icebergs multiformi e colorati che sotto la luce variabile del cielo (all’inizio coperto poi via via sempre più sereno) assumono un aspetto veramente affascinante.
Un grosso ammasso di icebergs ostruisce l’ingresso al canale dove sfocia il ghiacciaio Uppsala ma lo spettacolo di queste multiformi montagne di ghiaccio che ci circondano è ugualmente appagante.
Ma non tutti i ghiacciai sono irraggiungibili: il Ghiacciaio Spiegazzini è facilmente raggiungibile e ci permette di navigare al di sotto delle sue alte pareti di ghiaccio (il tutto sempre a distanza di sicurezza).
Tutto è azzurro, il cielo, il ghiaccio e… le acque del lago le quali, a causa dei detriti trasportati dal ghiacciaio (che hanno un peso specifico simile a quello dell’acqua) che rimangono in sospensione, conferiscono al Lago Argentino quel colore azzurro lattiginoso che lo caratterizza.
La colorazione azzurra del ghiaccio più denso è, invece, dovuta -ci viene spiegato- al maggior contenuto d’idrogeno nel ghiaccio sotto elevate pressioni .
Dopo avere visitato un baietta con un tipico paesaggio alpino ed aver approfittato di una schiarita per rivedere alcuni icebergs sotto un’altra luce, rientriamo a Puerto Banderas per poi tornare all’albergo.
In serata approfitto del lungo periodo di luce dell’estate a queste latitudini per fare qualche foto qua e la.
Continua …
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